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Silvestro Grimaldi - MioDottore.it
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Se potessi esprimere un desiderio per migliorare la tua vita, quale sarebbe?

Nothing’s gonna change my world (Niente cambierà il mio mondo) dicevano The Beatles nella famosissima Across the Universe ma avevano torto; il mondo cambia e cambiamo anche noi.

È una vita che passiamo alla ricerca di continui cambiamenti al fine di poter essere più felici. 

Marsha Lineah suggerisce che l’obiettivo della nostra vita dovrebbe essere: “vivere una vita degna di essere vissuta”. 

Beh sicuramente può essere un obiettivo condivisibile ma quanto ci costa? Qual è il peso da pagare per essere felici? 

Ognuno di noi avrebbe voglia di cambiare qualcosa di se: il lavoro, il fisico, il partner, gli amici, i genitori ma siamo pronti a cambiare noi stessi?

Più volte me la sono posta questa domanda e nel corso degli anni ho cercato di voler cambiare le cose che nella mia vita che pensavo non mi rendessero più felice. Da piccolo pensavo sarei stato più felice se fossi stato un bambino più bravo e avere l’approvazione dei miei genitori, da adolescente la necessità di voler cambiare per essere più carino e piacere alle ragazze, all’università provare a distinguermi per sentirmi migliore. Oggi forse cerco continuamente di cambiare per essere un buon professionista, un buon padre, un buon marito e un buon amico.

Ma mi sono sempre sembrate soluzioni facili a problematiche diverse: cambiare a differenza delle situazioni, delle necessità dei bisogni.

Ipoteticamente il discorso non fa una piega ma provate a pensare a quando vedreste la fine di questo percorso?

Quando la crisalide diventa farfalla quanto ancora necessita di cambiare ancora?

Oggi per me cambiare è qualcosa di diverso. 

Spesso diamo spazio alle nostre lamentele quando le cose non vanno come vorremo che vadano, ponendoci come vittime di un sistema in cui il nostro cambiamento è semplicemente un adattamento alla realtà. Un processo necessario per “sopportare” le scelte altrui, ma sono solo altre strategia di coping. Qual è l’utilità del nostro lamentarsi?

è una strategia a breve termine che ci allieva dal peso dell’insuccesso ma cosa succede in un tempo più lungo? 

diremo costantemente al nostro cervello che le cose dipendano dagli altri e non da noi, che sarebbe più facile se gli altri tenessero conto dei nostri bisogni, di noi.

I cambiamenti facili, noi li vogliamo dagli altri. 

“Mia moglie non mi capisce”, “mi madre continua a dirmi cosa devo fare”, “il mio capo è uno stupido che non mi ascolta”.

Ma dove sono “IO” in tutto questo?

Quello di cui non prendiamo in considerazione è che dovremmo imparare a cambiare noi stesso partendo dal vedere quali sono le cose che facciamo nel nostro semplice quotidiano: ci dimentichiamo di tornare a casa con un fiore, di leggere un libro ai nostri figli, di prendere un caffè con un amico. 

Siamo pronti a guardare la manchevolezza degli altri verso noi; pronti a puntare il dito.

Fermiamoci un momento a pensare a quello che potremmo fare per cambiare noi stessi, a quale sia la cosa più semplice che potremmo attuare alla fine di questa lettura. 

Quale cosa nel nostro quotidiano possiamo modificare al fine di essere più felici?

Quanto questa cosa potrebbe realmente influenzare noi stessi e gli altri?

E se questo piccola cambiamento producesse un effetto a farfalla anche per il cambiamento degli altri?

“Si dice che il minimo battito d’ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall’altra parte del mondo” (Cit) e tu quanto hai voglia di essere il tuo cambiamento?

Letture consigliate: Spencer Johnson, “Chi ha spostato mio formaggio?” – Sperling & Kupfer